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Covid19 – Nessuna da sola! Solidarietà immediata alle lavoratrici sessuali più colpite dall’emergenza

La rete GIFTS sostiene la raccolta di fondi per le sexworker colpite dall’emergenza covid-19.

È possibile contribuire alla campagna del Comitato per i diritti civili delle prostitute Onlus a questo indirizzo qui


Segnaliamo inoltre l’articolo di approfondimento del gruppo di ricerca GRIPS:

Sex worker nella pandemia

Le strade sono vuote in tutta Europa: dove finiscono e come stanno vivendo le lavoratrici e i lavoratori del sesso? Il gruppo di ricerca su prostituzione e lavoro sessuale in Italia inizia a tracciare una mappa e a porre le basi per un intervento di sostegno su scala nazionale. Continua a leggere l’articolo del Gruppo di ricerca GRIPS qui

Verso una democrazia della cura

La Rete GIFTS aderisce all’appello “Verso una democrazia della cura” lanciato da Claudia Alemani, Lucia Amorosi, Beatrice Busi, Raffaella Maioni, Sabrina Marchetti, Raffaella Sarti, Olga Turrini, Francesca Alice Vianello e Gianfranco Zucca.

02/04/2020. Il decreto Cura Italia non include le lavoratrici e i lavoratori del settore domestico e di assistenza. Invece è da questo settore che dovremmo ripartire per pensare a una nuova forma di democrazia. L’appello di un gruppo di ricercatrici

Il decreto “Cura Italia”, a dispetto del nome, non include chi svolge lavoro di cura: per le lavoratrici domestiche non è prevista la cassa integrazione né il divieto di licenziamento. Colf, assistenti familiari (badanti) e babysitter con figli/e non possono godere del bonus baby-sitter, né sono previste per loro indennità specifiche.

La posizione delle lavoratrici della cura è molto complessa anche per quanto riguarda i rischi legati al Coronavirus, pur essendo una delle categorie più esposte al contagio. In tempi normali, in base alla normativa vigente, se una lavoratrice si ammala sono i datori di lavoro, e non l’Inps, che pagano lo stipendio, e solo per un tempo limitato.

In questi tempi di emergenza, in caso di contagio da Coronavirus durante lo svolgimento delle proprie mansioni, la lavoratrice gode di qualche tutela, in quanto l’evento è considerato un infortunio sul lavoro e coperto dall’Inail. Inoltre, se la lavoratrice deve osservare la quarantena, è in isolamento fiduciario o è a rischio tale per cui deve astenersi dal lavoro, lo Stato rimborserà i datori, tenuti a pagarle lo stipendio (si attendono informazioni su come potranno essere fatte le richieste di rimborso).

A fronte di questi sia pur limitati provvedimenti, resta drammaticamente aperta la questione di cosa avvenga negli altri casi di contagio. Né si è chiarito come debbano comportarsi con i datori di lavoro le lavoratrici conviventi positive al Covid19 che non vengono ricoverate in ospedale: non ci sono previsioni per accogliere in strutture protette le lavoratrici che non hanno un’abitazione propria o familiari nelle vicinanze. In pratica, quindi, tali lavoratrici dovrebbero rimanere nella casa della persona che assistono, con evidenti rischi per la persona assistita e i suoi familiari.

Peraltro, se le lavoratrici domestiche e della cura devono astenersi dal lavoro a causa di malattie diverse dal Coronavirus, il pagamento della retribuzione resta in carico alla famiglia datoriale.

Non è meno grave la situazione in caso di perdita di lavoro, che può intervenire per morte della persona assistita (resa purtroppo più probabile dalla pandemia) o per licenziamento, non essendo previsto il blocco dei licenziamenti per tale settore. In tal caso, le lavoratrici domestiche e della cura ad oggi possono accedere solo alla Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (Naspi) oppure al reddito di ultima istanza.

In un momento in cui l’importanza della cura è sotto gli occhi di tutti, l’esclusione di colf e assistenti familiari da gran parte dei provvedimenti previsti dal decreto ‘Cura Italia’ sembra un paradosso. Si tratta, purtroppo, di una scelta politica che riproduce una lunga tradizione: nel corso della storia, le lavoratrici domestiche e della cura sono state escluse, oppure incluse in maniera subordinata, da molte delle leggi via via intervenute a garantire i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. È necessario, invece, un deciso cambio di prospettiva, sia nel breve, sia nel medio e lungo periodo, tanto più in considerazione del fatto che l’Italia ha ratificato la convenzione Ilo 189 (2011) relativa alle lavoratrici e ai lavoratori domestici; tale convenzione, infatti, impegna gli stati firmatari ad eliminare le discriminazioni nei confronti di tali lavoratrici e lavoratori.

Molte lavoratrici e molte famiglie sono disorientate: diventa urgente elaborare alcune linee guida, ad esempio su come comportarsi nel caso in cui la persona anziana assistita da una “badante” si ammali di Coronavirus senza essere ospedalizzata, o viceversa, sia la lavoratrice convivente a risultare positiva al Covid19. Più in generale sono necessari chiarimenti su come gestire il rapporto di lavoro rispetto agli adempimenti che esso comporta in termini di cura, garantendo la massima sicurezza all’assistente familiare e alla persona assistita. Come sta avvenendo in altri ambiti professionali del settore socio-sanitario, al fine di permettere una corretta prosecuzione delle attività essenziali, sono necessari una precisa informazione, un adeguato sostegno in termini di fornitura di presidi (quali mascherine, guanti, ecc.) e, dove occorra, anche un aiuto psicologico.

Come già accennato, se colf, assistenti familiari e babysitter si ammalano e non lavorano, il costo non è a carico dell’Inps, bensì a carico dei datori di lavoro. È oggi più che mai necessario modificare tale normativa e cogliere l’occasione di questa emergenza per garantire loro la copertura in modo permanente, e questo anche in considerazione del fatto che molte famiglie datoriali, a causa della crisi indotta dall’emergenza sanitaria, hanno oggi e avranno nel prossimo futuro particolari difficoltà a sostenere una spesa comunque onerosa.

Già ora la crisi sta spingendo varie famiglie a licenziare le lavoratrici domestiche e della cura. In molti casi esse vengono sostituite dai familiari, spesso donne, rimaste a loro volta a casa con uno stipendio ridotto o disoccupate. Tale fenomeno espone le lavoratrici a tutti i rischi della disoccupazione (drammatici per chi non ha casa né può tornare nel proprio paese). Al contempo, esposte le persone non-autosufficienti ai rischi dovuti a contatti con familiari che possono essere vettori di contagio se si spostano da una casa all’altra. Un bonus badanti (così come si è previsto un bonus babysitter) potrebbe essere una soluzione, seppur parziale.

Sappiamo che la maggior parte delle colf e assistenti familiari in Italia è di origine straniera: perdere il lavoro, o vedersi ridurre l’orario lavorativo, mette a rischio la possibilità del rinnovo del permesso di soggiorno: la crisi può tradursi in un ampliamento dell’irregolarità, già molto diffusa nel settore lavoro domestico e di cura, è più in generale nell’economia italiana.

Per scongiurare tale scenario, si tratta in primis di non escludere le lavoratrici domestiche dai provvedimenti di natura emergenziale che si stanno ora attuando: perché quelle che hanno figli non dovrebbero poter godere di bonus babysitter? Garantire alle lavoratrici domestiche solo l’accesso al reddito di ultima istanza ed eventualmente alla Naspi in caso di licenziamento è discriminatorio e limitante, si tratta al contrario di prevedere forme di sostegno al reddito per la categoria. Non basta aver posticipato il pagamento dei contributi della prima rata dell’anno in corso per il settore domestico al 10 giugno 2020, andrebbe previsto, in particolare, un supporto per quelle lavoratrici non conviventi il cui lavoro è ora solo sospeso a causa delle restrizioni agli spostamenti. 

Provvedimenti in tal senso sono tanto più necessari quanto più si rifletta sui servizi essenziali che prestano le lavoratrici domestiche. In queste settimane è stata richiamata la necessità di un passaggio da un modello di cura basato sull’ospedalizzazione, che avrebbe facilitato il contagio (patient-centered), a un modello basato sulla presa in carico comunitaria delle persone vulnerabili (community-centered). Le assistenti familiari sono un soggetto fondamentale per la creazione di tale modello. Un ruolo tanto importante, tuttavia, non può essere svolto nell’ombra: riconoscere oggi i diritti delle badanti (il diritto alla salute, in primis) significa gettare le basi per un domani, nel quale famiglie, comunità e strutture sanitarie possano supportarsi le une con le altre. Come primo passo in tal senso, si tratta allora di estendere alle lavoratrici e ai lavoratori domestici in regola quelle misure di tutela sociale di cui godono le lavoratrici e i lavoratori dipendenti, a partire dalla copertura pubblica dei costi delle assenze dal lavoro dovute a malattia.

Al contempo, si tratta di favorire l’emersione del lavoro nero e grigio. In questi giorni, alcune famiglie stanno regolarizzando le proprie lavoratrici domestiche per paura dei controlli sugli spostamenti. È importante stimolare l’emersione del sommerso con maggiori controlli anche in tempi “normali” e, soprattutto, con incentivi alle famiglie, specialmente nelle fasce di reddito più basse, mettendo in discussione alcune “cattive abitudini” diffuse nel settore e sostituendole con pratiche volte al riconoscimento economico e al rispetto del lavoro domestico e di cura.

Peraltro, in un’ottica di medio periodo non possiamo nemmeno nasconderci che molte famiglie usciranno impoverite da questa emergenza e avranno bisogno di un sostegno per continuare a portare avanti in modo regolare i rapporti di lavoro in essere: se da un lato si può pensare a forme di defiscalizzazione, dall’altro andrebbe definitivamente superata la delega della cura al welfare domestico “fai da te”, tipica degli ultimi decenni. Si tratta quindi di ripensare un welfare pubblico, impegnato a garantire il benessere su un piano di accessibilità per tutte e tutti, superando anche la frammentazione delle politiche regionali e locali che oggi rende tanto diversi i diritti e le possibilità per chi vive in parti diverse d’Italia.

Se la comunità nazionale è importante, appare cruciale anche far fare un deciso passo avanti all’integrazione europea, verso la creazione di un’Europa attenta al benessere e alla salute delle persone e al rispetto dell’ambiente, che peraltro ne è la premessa.

Certo, oggi la situazione è drammatica e non è facile contemperare tanti bisogni e interessi diversi. Tuttavia, la necessità di introdurre in tempi rapidi una serie di norme legate all’emergenza Coronavirus può essere l’occasione per attuare importanti cambiamenti che contribuiscano a una maggiore giustizia sociale e al benessere della popolazione. Se non ci si muove in tale direzione, questa emergenza rischia di rendere ancora più polarizzata la nostra società, già solcata da profonde disuguaglianze. L’emergenza ci sta facendo riscoprire (o scoprire) l’importanza di avere un solido sistema sanitario pubblico e universale, se non altro perché escludere qualcuno dalla possibilità di essere curato significa aumentare i rischi per tutte e tutti. L’emergenza ci sta facendo riscoprire (o scoprire) l’importanza di avere una regia e una visione – e non solo di breve periodo – da parte dei governi, dei parlamenti, della comunità europea e di altri decisori politici: certo non potremo uscire da questa emergenza se ci abbandoniamo agli egoismi concorrenti dei meccanismi di mercato. Questa crisi rischia di impoverire molti e di arricchire pochi: se vogliamo evitare drammatici scenari di conflitto sociale è necessario e irrimandabile introdurre meccanismi per redistribuire in modo più equo le risorse.

Si tratta allora, di muoversi verso nuove forme di democrazia, in gran parte da elaborare con un appassionante sforzo collettivo; forme di democrazia in cui la cura – cura delle persone, delle relazioni e dell’ambiente – sia un aspetto cruciale. Questo significa, tra l’altro, ripensare e rivalutare a il lavoro, finora largamente misconosciuto, delle persone che si prendono cura quotidianamente, gratis, dei propri familiari, amici, vicini, sia il lavoro di chi svolge tali attività professionalmente, in qualità di colf, assistenti familiari (badanti), babysitter. Questo significa elaborare nuove sinergie, capaci di superare le contrapposizioni tra pubblico e privato, famiglie e istituzioni in vista di un maggior benessere individuale e collettivo: insomma una vera democrazia della cura (caring democracy).

Claudia Alemani, Lucia Amorosi, Beatrice Busi, Raffaella Maioni, Sabrina Marchetti, Raffaella Sarti, Olga Turrini, Francesca Alice Vianello e Gianfranco Zucca

Per aderire a questo appello scrivi a: appellocuralavorodicura@gmail.com

Arresto di Patrick George Zaky: la mozione dell’Università di Bologna

La Rete GIFTS sottoscrive la mozione dell’Università di Bologna.

Il Senato Accademico, nell’incontro straordinario del 12 febbraio 2020, ha approvato, su proposta del Magnifico Rettore Francesco Ubertini, di comune accordo con il Consiglio d’Amministrazione, i direttori e le direttrici di tutti i Dipartimenti, i e le Presidenti di Campus, la Consulta del personale tecnico-amministrativo, il Consiglio studentesco, la seguente mozione relativa all’arresto del giovane studente Patrick Zaky, iscritto al “Master Gemma” attivato presso l’Alma Mater.

ترجمة باللغة العربية للبيان الصادر عن جامعة بولونيا

Patrick Zaky

“Come membri della comunità scientifica e accademica dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna siamo fortemente colpiti e turbati dalle notizie circa l’arresto nei giorni scorsi di un membro della nostra comunità universitaria, lo studente della laurea magistrale Erasmus Mundus “Gemma” in Women’s and Gender Studies.

Chiediamo con forza che i rappresentanti del nostro Governo e della Commissione Europea, che si sono peraltro già tempestivamente attivati, seguano con attenzione la vicenda affinché i diritti fondamentali di Patrick Zaky non siano in alcun modo violati.

Forti dei valori che contraddistinguono a tutti i livelli la comunità accademica, quali la libertà di pensiero, l’importanza del pensiero critico, la responsabilità e l’impegno sociale, ribadiamo la necessità di difendere, in ogni sede, e con ogni strumento, i diritti umani e più in particolare il diritto alla libertà individuale, i diritti politici e la tutela della libertà d’espressione.

Assicuriamo tutto il nostro impegno affinché Patrick Zaky possa tornare al più presto a frequentare le nostre aule universitarie. Fino ad allora, consideriamo nostro compito fare tutto il possibile perché il Governo italiano e l’Unione europea non smettano di prodigarsi in ogni modo per favorire il rientro di Patrick nella nostra comunità”.

Hanno espresso il loro sostegno i seguenti network universitari:

– EUA – European University Association
– Observatory Magna Charta Universitatum
– IAU – International Association of Universities
– CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane
– CRUE – Conferencia de Rectores de las Universidades Españolas (Spagna)
– CPU – Conférence des présidents d’université (Francia)
– CRC – Česká konference rektorů (Repubblica Ceca)
– The Guild of European Research-Intensive Universities
– Coimbra Group Universities
– Scholars at Risk
– GEMMA Consortium: Universidad de Granada (Spagna), Università di Bologna (Italia), Central European University (Ungheria), University of York (Regno Unito), University of Lódź (Polonia), Universidad de Oviedo (Spagna) and Utrecht University (Paesi Bassi)
– GIFTS – Rete italiana di studi di Genre, Intersex, Femministi, Transfemministi e sulla Sessualità



Hanno espresso il loro sostegno i seguenti atenei italiani:
– Università degli Studi dell’Aquila
– Università degli Studi di Bari Aldo Moro
– Politecnico di Bari
– Università degli Studi di Cagliari
– Università degli Studi di Camerino
– Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale
– Università degli Studi di Genova
– IULM – Libera Università di Lingue e Comunicazione
– Scuola IMT Alti Studi Lucca
– Università di Macerata
– Università degli Studi di Milano – Bicocca
– Università Cattolica del Sacro Cuore
– Humanitas University
– Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
– NABA – Nuova Accademia di Belle Arti
– Università di Padova
– Università degli Studi di Palermo
– Università degli Studi di Parma
– Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia
– Università degli Studi di Parma
– Università di Pisa
– Scuola Normale Superiore
– Sapienza Università di Roma
– Università degli Studi di Sassari
– Università degli Studi di Siena
– Politecnico di Torino
– Università di Trento
– Università degli Studi di Udine
– Università Ca’ Foscari Venezia
– Università Iuav di Venezia
– Università degli Studi della Tuscia

نحن الكادرالأكاديمي والعلمي بجامعة بولونيا الإيطالية قد صدمنا لسماع الأخبار المتعلقة بإلقاء القبض على فرد من أفراد مجتمعنا الجامعي، طالب الماجستير ببرنامج الإيرازموس “جيمّا”، والمتخصص في الدراسات النسوية والنوع الاجتماعي.

نطالب بإلحاح من ممثلي حكومتنا ومن المفوضية الأوروبية ـ الذين كانوا قد سبق لهم أن تحركوا فورا لدى علمهم بذلك ـ لمتابعة هذا الأمر بعناية حتى لا تنتهك حقوق باتريك زكي الأساسية بأي شكل من الأشكال.

واستنادا للقيم التي تمييز المجتمع الأكاديمي على كافة المستويات، مثل حرية الفكر وأهمية التفكير النقدي والمسؤولية والالتزام الاجتماعي، نؤكد من جديد الحاجة للدفاع في كل مكان وبكل وسيلة عن حقوق الإنسان ولا سيما تلك المتعلقة بالحرية الفردية والحقوق السياسية وحماية حرية التعبير.

وكذلك لن نألو جهداً في متابعة هذه القضية حتى يتمكن باتريك زكي من العودة بأسرع وقت ممكن للإلتحاق بفصول دراسته الجامعية.

وحتى ذاك الحين، فإننا سوف نعتبر أنه من واجبنا القيام بكل شيء ممكن لكي لا تتوقف الحكومة الإيطالية ولا الاتحاد الأوروبي عن بذل قصارى جهدهما لكي يعود باتريك لجامعتنا.

Attivista e ricercatore egiziano a rischio tortura: va scarcerato subito

La Rete GIFTS ha firmato l’appello Attivista e ricercatore egiziano a rischio tortura: va scarcerato subito di Amnesty International.

Patrick George Zaki, 27 anni, attivista e studente dell’Università di Bologna, resterà in stato di detenzione preventiva in Egitto per almeno 30 giorni.

Il 25 febbraio è stato trasferito da una stazione di polizia alla prigione di Mansoura. La prossima udienza è fissata il 7 marzo.

La mattina del 7 febbraio, in base a quanto riferito dai suoi avvocati, agenti dell’Agenzia di sicurezza nazionale (NSA) lo hanno arrestato e tenuto bendato e ammanettato per 17 ore durante il suo interrogatorio all’aeroporto.

I pubblici ministeri di Mansoura hanno ordinato la detenzione preventiva di Patrick George Zaki in attesa di indagini su accuse tra cui “diffusione di notizie false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”. Il 22 febbraio, allo scadere dei primi 15 giorni di detenzione, un tribunale egiziano ha ottenuto il prolungamento di ulteriori 15 giorni.

Il 5 marzo, a due giorni dalla prossima udienza, abbiamo organizzato una nuova mobilitazione a partire dalle 18 in piazza della rotonda (Pantheon) a Roma e una serie di azioni sui social per chiedere la liberazione immediata di Patrick George Zaki.

Patrick George Zaki è un prigioniero di coscienza detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media.

FIRMA L’APPELLO

Giustizia per Patrick George Zaki

La Rete GIFTS ha firmato l’appello A Call for Justice for Patrick George Zaki lanciato dalle dottorande e dai dottorandi dell’Università di Verona.

Letter for Support

We, undersigned Ph.D. students of the University of Verona, invite you to join our call for solidarity with and justice for Patrick George Zaki, a Master student of the University of Bologna.

As Amnesty International Italia reports, Patrick George Zaki, a 28 years old Egyptian human rights activist and researcher, was arrested on February 7, 2020, at Cairo International Airport upon his arrival from Bologna, where he is enrolled in the “GEMMA” Master at the University of Bologna (Erasmus Mundus Master of Arts “GEMMA” in Women’s and Gender Studies). Patrick had left Bologna to spend a holiday in his hometown of Mansoura, Egypt.

His lawyers have told Amnesty International that the agents of National Security Agency (NSA) kept Patrick blindfolded and handcuffed during his interrogation at the airport, which lasted 17 hours. Patrick has been tortured with electric shocks, beaten and blindfolded during interrogations about his activism, according to the Egyptian Initiative for Personal Rights. The group previously employed Zaki as a gender rights researcher and is now providing him legal representation.

According to Amnesty International, the agents of the NSA have interrogated him about his work in the field of human rights during his stay in Egypt, and on the purpose of his residence in Italy.

The day after his arrest, Mansoura prosecutors ordered his detention for 15 days pending investigations into allegations including “spreading fake news”, “inciting protest” and “instigating violence and crime “. Prosecutors refer to ten posts on Zaki’s  Facebook profile. On Saturday February 15, the judges confirmed pre-trial detention. On February 22, a court confirmed his detention for a further 15 days. Amnesty international Italia calls Zaki a prisoner of conscience detained solely for his work in favor of human rights and for the political views expressed on social media.

We seek to pressure the Egyptian Authorities to meet the following demands:

  • Immediate release of Patrick Zaki;
  • Enforcing a clear, transparent investigation regarding his arrest and torture conditions;
  • Assuring no further harassment or prosecution of Patrick nor his family members, allowing for progression with his studies.

You can sign the petition of Amnesty International here.

This letter is written in solidarity with the motion of the University of Bologna for Zaki’s release, and is one of numerous calls for justice for Patrick Zaki George, both initiated by the human rights organizations and other Universities from abroad. We need as much international support for Zaki as we can get. Please sign this letter and share the call for solidarity with Zaki on your social media using the hashtags: #FreePatrick #PatrickLibero #JusticeForPatrickZaki For the latest news on Zaki’s case you can follow Facebook page of Amnesty International – Italia and page Patrick Libero – الحرية لباتريك چورچ. Zaki’s arrest and torture bring us painful memories of the 2016 abduction and torture in Egypt of 28 years old Italian researcher and the University of Cambridge graduate, Giulio Regeni. Giulio was researching Egypt’s independent trade unions. His body was found near a highway in Cairo, with marks of extreme torture from which he died.

Zaki spoke out about the reprisals against Egyptian activists and civil society in 2018, telling the Italian news agency Dire: “We fight for our activists, but also for Giulio Regeni … institutions try to prevent people from talking about it. Protests are not allowed. We NGOs face threats.’’

We require justice for your fellow colleague Patrick Zaki George.