Solidarietà a Rachele Borghi

Da diverse settimane, in Francia, si stanno moltiplicando gli attacchi alle scienze sociali e in particolare agli studi di genere, decoloniali e critici. Questi attacchi hanno preso il via da Frédérique Vidal – Ministra della Ricerca – che ha ripetutamente affermato che l’università e la ricerca pubblica francese sono “gangrénées”, corrotte, da una presunta postura “islamo-gauchista” e ha dichiarato che intende promuovere un’inchiesta nel CNRS e nelle università. Vidal ritiene che gli studi postcoloniali, decoloniali e intersezionali siano stati importati dagli Stati Uniti e si allinea, così, alle posizioni dei movimenti anti-gender che affermano la stessa cosa degli studi di genere. 

Queste affermazioni hanno dato vita a una serie di attacchi contro gli studi nel loro complesso e contro singole studiose e studiosi, l’accusa è rivolta contro la categoria di islamofobia e la produzione di un sapere militante. Attacchi che mettono in discussione lo statuto di scientificità di studi di genere e decoloniali in nome di una presunta neutralità del sapere che, come proprio questi studi mostrano, riproduce forme di oppressione. Il CNRS già a metà febbraio si era espresso rispetto alle accuse di “islamo-gauchisme”, negando la scientificità del termine e condannando i tentativi di delegittimare e censurare diversi campi di ricerca tra i quali gli studi postcoloniali, intersezionali e i lavori sul termine “razza”. 

Inoltre, per sostenere le studiose e gli studiosi colpite è possibile firmare questo appello internazionale che abbiamo sottoscritto come rete GIFTS.

In particolare, però, desideriamo esprimere solidarietà a Rachele Borghi, che non è nuova a questo tipo di attacchi, ma che nelle ultime settimane è stata esplicitamente citata da Nathalie Heinich, una sociologa nota per le sue posizioni omofobe e islamofobe, in due occasioni: una prima volta nel programma “Le temps du débat” trasmesso su France Culture il 22 febbraio, e poi in un articolo pubblicato il 4 marzo sul sito dell’”Observatoire du décolonialisme” dal titolo “La militantisation de la recherche, et ses ravages”. In queste occasioni Heinich ha messo in discussione Rachele Borghi definendola una “attivista” appena reclutata dalla Sorbona (dove Borghi lavora dal 2013). Un modo per sminuire la figura della ricercatrice che ricorda gli attacchi dei gruppi anti-gender, del sindacato di estrema destra UNI e dei siti cattolici reazionari che avevano accompagnato la sua assunzione. Come rete GIFTS sappiamo che il sapere non è un campo neutro e che gli studi di genere e decoloniali sono nutriti dalle lotte delle soggettività che li animano e per questo riteniamo questi attacchi un modo di colpire i nostri posizionamenti. Come sosteniamo nella nostra Dichiarazione Costituente, infatti, “gli studi di genere, intersex, femministi, transfemministi e sulla sessualità non sono saperi neutrali, come non lo è alcun sapere che riguarda l’esperienza storica, sociale e politica degli esseri umani. Essi hanno funzione critica: il loro intento è di operare in senso trasformativo nella società e nell’università”.

Inoltre, sono stati attaccati gli studi di Rachele Borghi sulle pratiche lesbiche nell’abitare le spiagge, criticando il fatto che la sessualità possa essere un campo di ricerca legittimo e negando la politicità della sfera intima e sessuale. Un attacco che non solo limita la libertà di ricerca, ma che riduce gli spazi di libertà invisibilizzando un aspetto centrale nelle nostre società: il legame tra sessualità e politica

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Rachele Borghi e a tutte le persone colpite da questi attacchi, ricordando che tra gli scopi della nostra rete, oltre al sostegno reciproco, c’è l’intento di lottare contro le forme di oppressione e discriminazione all’interno dei luoghi della produzione scientifica, proprio grazie agli strumenti che gli studi di genere e decoloniali ci offrono.

GIFTS

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